di Livio Valvano
Fonte l’Avanti on line
E’ una sconfitta politica vera e propria, per Giorgia Meloni, il suo Governo e l’intera maggioranza di centro-destra. Non c’è altro modo per definire il risultato del referendum costituzionale. Non basterà il tono rassicurante della Premier, brava comunicatrice , apparsa sui social con un messaggio dolce ed equilibrato con cui si “inchina alla volontà popolare”.
Non è stato un voto popolare sul merito della riforma; questo la Presidente del Consiglio lo sa bene.Crederci è da ingenui. E’ la genesi e la sua stessa natura, quella del referendum costituzionale espressione popolare sul Governo e la maggioranza che lo sostiene.
E’ un voto politico, non altro. Immaginate i padri costituenti, tra il 1946 e il 1947, nello stabilire la procedura di approvazione delle modifiche alla costituzione: potevano mai pensare di mettere nelle mani degli elettori la comprensione e la decisione sui complessi meccanismi che compongono l’architettura costituzionale dello Stato?
In mancanza di un’ampia e auspicabile condivisione della politica, garantita dal voto favorevole di almeno i 2/3 del Parlamento, i costituenti hanno previsto la possibilità del voto popolare, con un referendum confermativo.senso è chiaro: il voto popolare, senza il vincolo del quorum, ha il significato di una verifica tutta politica, cioè di sostegno della maggioranza del corpo elettorale alla maggioranza politica e al Governo che hanno voluto approvare una riforma costituzionale in Parlamento.
E’ solo questo che si può chiedere agli elettori che vengono chiamati a votare SI o NO, su disegni di legge di modifica della complessa impalcatura costituzionale, di difficilissima comprensione.
Materia specialistica per esperti costituzionalisti.
Sostenere che gli elettori, in questo caso, non hanno voluto la separazione delle carriere o il sorteggio per l’elezione del CSM, o l’alta corte disciplinare è falso; come lo sarebbe stato anche il suoGoverno e il Centro-Destra non sono più maggioranza nel Paese, non hanno più il sostegno politico degli elettori.
Sostenere il contrario sarebbe come affermare di essere in grado di nascondere un elefante dietro un filo d’erba; per farlo si può solo raccontare ai creduloni che “si era nascosto bene”. Della stessa qualità è il modo con cui la Premier, in queste ore, si sforza di nascondere il gigantesco imbarazzo politico rispetto alla maggioranza degli italiani.La verità è semplice ed è di fronte a noi: l’elefante non si può nascondere dietro un filo d’erba. L’incapacità politica del Governo dimostrata in questi 4 anni è grande come un pachiderma e i cittadini la vedono eccome. A questo si aggiungono il fallimento in politica estera, con la sudditanza italiana alla corte di Trump, il rischio e i timori per le grandi incertezze generate dall’ennesima guerra, acuiti e non ammortizzati dalla farsa dello sconto dei carburanti a poche ore dal voto. Ingredienti che hanno provocato una risposta netta degli italiani: Giorgia è finita! Sarà Salvini a spiegartelo.



