Non sono giorni facili per Salvini, segretario federale della Lega. Dopo l’addio di Roberto Vannacci, parlamentare europeo eletto in 4 delle 5 circoscrizioni elettorali, con oltre 550 mila preferenze e l’addio di 2 parlamentari Ziello e Sasso che hanno aderito a Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dal generale, ci sono problemi anche all’interno del partito. Una resa dei conti interna che parte dal Veneto e arriva fino alla segreteria federale. Il nodo ha un nome preciso: Luca Zaia.Non è il governatore a essere sotto attacco. Al contrario. È attorno alla sua figura che si concentra il pressing della componente veneta del partito, intenzionata a rafforzare il proprio peso negli equilibri nazionali.L’obiettivo dichiarato è un ruolo di primo piano per Zaia, in particolare la nomina a vicesegretario federale, accompagnata da garanzie politiche su candidature e nomine strategiche.
La richiesta arriva in un momento delicato per Matteo Salvini, già alle prese con tensioni interne e con una linea politica che negli ultimi anni ha progressivamente spostato il baricentro del partito verso un’impostazione nazionale. Il Veneto, storica roccaforte leghista, rivendica ora un riconoscimento formale e sostanziale del proprio peso. Il confronto riguarda anche le prossime elezioni suppletive previste per il 22 e 23 marzo, che dovranno sostituire i parlamentari uscenti Alberto Stefani e Massimo Bitonci. I dirigenti veneti non intendono rinunciare a una delle due rappresentanze parlamentari e chiedono di mantenere un presidio politico forte, compresa la continuità su incarichi governativi rilevanti come il sottosegretariato allo Sviluppo Economico.Dietro la trattativa c’è molto più di una semplice nomina. Zaia rappresenta, per una parte consistente della base, la continuità con la tradizione federalista e territoriale del movimento. Un profilo amministrativo solido, radicato, capace di intercettare consenso trasversale. Per questo la sua eventuale ascesa a un ruolo federale viene letta come un riequilibrio tra anima nordista e strategia nazionale.
Salvini è chiamato a trovare una sintesi che eviti fratture. Un eccessivo irrigidimento potrebbe alimentare malumori in una regione che storicamente garantisce consenso e classe dirigente al partito. Una concessione piena, però, ridisegnerebbe gli equilibri interni.Il passaggio è politicamente significativo anche in vista delle prossime scadenze elettorali. La Lega si trova davanti a un bivio: rafforzare la propria dimensione nazionale mantenendo però salde le radici territoriali, oppure rischiare una tensione strutturale tra centro e periferia politica.
La partita su Zaia, dunque, non è personale. È il simbolo di una discussione più ampia sull’identità della Lega e sulla distribuzione del potere interno. Il Veneto chiede spazio, visibilità e rappresentanza. Vediamo quale sarà la risposta di Salvini a queste aspettative del Veneto



