giovedì, Marzo 19, 2026
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Mercogliano (Indipendenza) voterò si per rendere omaggio alle vittime di errori giudiziari

“Domani è l’ultimo giorno di campagna elettorale prima del voto referendario del 22 e 23 marzo.E’ stata una campagna elettorale feroce che ho vissuto in prima linea, sulla mia pelle, sentendomi appellare in tutti i modi: fascista, delinquente, camorrista, mafioso, massone, ndranghetista, lobbista e via discorrendo. Le sinistre, che da sempre erano favorevoli alla separazione delle carriere dei magistrati, hanno smentito se stesse per due ragioni che, alle persone veramente oneste, sono chiarissime: da un lato, le sinistre hanno colto con questo referendum l’opportunità di fare campagna per il NO al solo scopo di provare a dare un colpo al Governo Meloni. Dall’altro, obbedendo alla categoria più forte al loro interno (quella dei magistrati, un tempo era quella dei lavoratori!), hanno inteso difendere il loro potere più forte e cioè quello di sconfiggere l’avversario non nelle urne, come non sono più abituate a fare dai tempi del PCI, ma al contrario nelle aule di tribunale.

Voterò convintamente SI perché dal 1991 ad oggi si cono stati ben trenta tremila italiani che sono incappati in gravi errori giudiziari, che sono costati al paese, quindi anche a me e alla mia famiglia, ben un miliardo di euro di risarcimenti.

Voterò convintamente SI perché se io, come lavoratore, commetto errori nel mio lavoro l’azienda della quale sono dipendente secondo il contratto collettivo può contestarmi e, se l’errore è grave, può licenziarmi senza che io possa richidere la riassunzione, in caso di vittoria nel successivo processo, perché grazie alla Riforma del Job Act del Governo Renzi di qualche anno fa non ho più le tutele dell’art.18 e l’azienda in quel caso può limitarsi secondo la normativa vigente al solo risarcimento economico, ma il lavoro lo avrei perduto di sicuro per sempre. Un magistrato, invece, se commette un errore grave non solo non è chiamato in solido a ripararlo ma ci deve pensare in quel caso lo Stato con milioni e milioni di euro di risarcimenti, ma cosa ancor più grave a giudicarlo sono gli amici da lui eletti nel CSM che, pensate un po’, nel 99% dei casi non solo non gli comminano alcuna sanzione, ma in molti casi lo promuovono pure!

Voterò convintamente SI perché non vorrei mai incappare in un errore giudiziario che mi cagioni, da innocente, a me personalmente o a una persona a me cara una ingiusta detenzione che poi si tramuta, chissà dopo quanto tempo, in una revisione del processo e in un risarcimento che non sarebbe mai in grado di sanare quanto avrei patito a causa dell’errore giudiziario.

Voterò convintamente SI perché trovo assurdo che a decidere sul destino di un presunto innocente sia un magistrato la cui carriera e le cui eventuali decisioni sugli errori commessi debbano essere decise in un Consiglio superiore della Magistratura nel quale siedono gli stessi magistrati che fanno parte dell’accusa in un procedimento penale contro un cittadino che, nella maggior parte dei casi, non è un ricco possidente che può permettersi una difesa professionale e costosissima per tutta la durata del processo.

Voterò convintamente SI perché non vorrei mai che una falsa testimonianza, un interrogatorio coercitivo che estorce per sfinimento una confessione non vera, un errore nelle analisi forensi come intercettazioni sbagliate o trascrizioni errate delle stesse, oppure una decisione presa sotto pressione mediatica possano determinare una frettolosa e non onestra indagine che porti a una condanna ingiusta.

Voterò convintamente SI per rendere omaggio alle innumerevoli vittime di errori giudiziari come Giuseppe Gullotta, trattenuto da innocente in carcere per ben 22 anni, poi assolto dopo una ingiusta detenzione con un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro da parte della collettività; o come Domenico Morrone, quindici anni di carcere e 4,5 milioni di euro di risarcimento; o mome Angelo Massaro, condannato a trenta anni di carcere a casusa di un’intercettazione trascritta in modo errato, che dopo ventuno anni di detenzione viene assolto nel 2017 con un risarcimento milionario da parte dello Stato italiano; o come il povero Beniamino Zuncheddu, accusato ingiustamente della strage del Sinnai del 1991, condannato per questo all’ergastolo e scarcerato dopo la bellezza di trentadue anni di carcere ingiusto a seguito della ritrattazione – avete capito bene, RITRATTAZIONE – di un testimone che gli è valsa una vita in carcere.

Voterò convintamente SI per la memoria di Enzo Tortora, celebre conduttore televisivo che nel 1983 fu arrestato con l’infamante accusa di essere coinvolto in traffici di droga e legami con la camorra. L’accusa si basava sulle dichiarazioni di alcuni pentiti rivelatisi poi inattendibili. Tortora trascorse sette mesi in carcere e altri cinque agli arresti domiciliari, proclamando sempre la propria innocenza. Nel 1986 fu condannato in primo grado, ma nel 1987 fu assolto con formula piena dalla Corte d’Appello. Morì l’anno successivo per un tumore, lasciando un segno indelebile nel dibattito pubblico.”

Lo scrive sui suoi canali social il collega Luigi Mercogliano, dirigente di Indipendenza, il movimento politico sovranista fondato da Gianni Alemanno

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