Il generale Roberto Vannacci, conseguenzialmente al suo addio alla Lega sta dando vita, in queste ore, all’ ennesimo nuovo partito denominato Futuro Nazionale . Un movimento politico apertamente di destra che si proclama identitario e sovranista. Leggendo i principali quotidiani, troviamo tanti articoli sulla scelta politica del generale, sulle prime adesioni a Futuro Nazionale, ma nessuno analizza il perché della proliferazione di movimenti politici nel nostro paese in un contesto politico divenuto bipolare dove spazio di agibilità per terze forze è davvero ridotto.
Lo.scrittore Ferdinando Parisella, coautore del.Romanzi Omaggio alla Voce della Fogna, di cui consiglio una attenta ed una approfondita lettura parla, in tempi non sospetti, della sindrome dei ducetti
Riporto.integralmente quanto scritto da Parisella nel capitolo 19
“Verso le elezioni europee – Il paese dei ducetti.
Se a via del Corso, nel centro del centro di Roma, chiami “Presidente!” si gireranno in quindici. L’Italia è piena di presidenti, e della più varia risma: ogni autorità pubblica ne ha uno, spesso più di uno. Non a caso, se in Germania guida l’esecutivo un cancelliere, se in Inghilterra governa un primo ministro, alle nostre latitudini c’è invece un presidente del Consiglio. Così, in ciascuno degli ottomila Comuni italiani s’incontra il presidente della Giunta (ovvero il sindaco), quello del Consiglio comunale, i presidenti delle commissioni consiliari, i presidenti dei gruppi politici che siedono in Consiglio…”, dice così il costituzionalista Michele Ainis nel suo libello. Parla e scrive di oltre settantamila cariche, cioè di presidenti di ogni cosa. E parla di tutto ciò che è pubblico. Pensate che finisca solo qui? No. Questa è l’Italia, il paese dei ducetti. Sì, paese nell’accezione peggiore, quindi cosa diversa da una Nazione. A quei settantamila ducetti vanno aggiunti i presidenti infiniti degli infiniti sindacati. Poi delle infinite associazioni di categoria. E come non parlare dell’associazionismo cosiddetto culturale? Che, non a caso, fa riferimento quasi esclusivo al lato sinistro del parlamento. Cioè quel lato che gli dà da vivere. E quello sportivo? Cioè dal vertice del CONI, fino all’ultimo gruppettino sportivo che ha sempre a capo uno che chiamano presidente. Dice, ma è nella natura e specificità dell’italiano crearsi il proprio campetto di calcetto, dove porta lui il pallone e si gioca finché gli va. Il più autorevole tra tutti, Mister Ghigno Draghi, non a caso presidente che mai si è misurato in una qualsiasi competizione elettorale. Ora è in attesa di una investitura in Unione Europea, che non è l’Europa. Ma senza passare per il voto popolare, eh! Tutti presidenti. Con il sogno di poter contare e condizionare l’altro in competizione. Partiti vecchi e partiti nuovi, tutti accomunati dalla sindrome del ducetto. Il miracolo italiano, diceva anni fa qualcuno che da poco meno di un anno ci ha lasciati. Sì, il miracolo di sopportare tutto ciò come se nulla fosse. Tutti ducetti, uno di qua, uno di là, uno di sopra, uno di sotto, uno di fianco a destra, uno di fianco a sinistra. Nessuno che studia, elabora, raccoglie suggerimenti. E, come sempre, finirà che i primi della categoria, cioè gli apparati dello Stato, godranno di queste frammentazioni infinitesimali, facendola franca. Evviva i settantamila presidenti. Evviva il paese, non Nazione, dei ducetti. Mentre le piccole imprese se la devono sbrogliare da sole. Anche qui, come sempre da sempre.
Ferdinando Parisella
Aristoratto operaio del Movimento



