Addio al celodurismo di Umberto Bossi, alla Padania e all’antifascismo, porte aperte a Orban e Trump. E c’è già un invito a Cortina per Jd Vance, lo stesso che ha definito l’Europa un parassita.
Quarto, ma non per importanza, fine del dissenso interno. «Mi metterò a disposizione del partito ma poi dovremo andare avanti granitici, basta con i se e con i ma», ha ribadito dal palco, con i giovani leghisti alle spalle, tutti i colonnelli in prima fila e oltre 2 mila militanti a battere le mani. Il tassello dorato di questa trasformazione sarà il tesseramento dell’ex generale della Folgore Roberto Vannacci, con la sua istantanea promozione a vice del partito. «Dobbiamo aprirci anche ai migliori», ha sottolineato il Capitano. Che però dovrà aggiornare il grado sulle mostrine, se non vorrà finire sotto il generale. Sfuma il concetto di partito come sindacato del territorio, antropologia veneta in purezza.
Non è più la Bestia dei primi anni, è un soggetto politico nuovo che svolta a livello ideologico ma si presenta al grande pubblico lodando i fasti del passato. Dal palco Matteo Salvini cita totem del calibro di Bossi e Maroni, abbraccia Gian Paolo Gobbo seduto in prima fila ma va dritto per la sua strada. «La nostra emergenza non è l’invasione dei carri armati dall’Est, ma dall’immigrazione clandestina dal Sud», dice, e si solleva un boato dal pubblico.