giovedì, Aprile 3, 2025
spot_img
HomePoliticaSalvini detta la linea alla Lega: "autonomisti in Italia, sovranisti in Europa"

Salvini detta la linea alla Lega: “autonomisti in Italia, sovranisti in Europa”

di Enrico Ferro
Il Nord Est
“Autonomia è sovranismo”. Con questa equazione, dal palco di una città del Veneto, la Lega di Matteo Salvini chiude il cerchio e cambia definitivamente pelle.

Addio al celodurismo di Umberto Bossi, alla Padania e all’antifascismo, porte aperte a Orban e Trump. E c’è già un invito a Cortina per Jd Vance, lo stesso che ha definito l’Europa un parassita.

Salvini è riuscito a completare la metamorfosi. Non è stato semplice il percorso, ci hanno provato in tanti a contrastarlo in questi anni. Il timone è ben saldo nelle sue mani mentre dal palco della Fiera di Padova enuncia il manifesto della nuova Lega, quella che andrà a congresso la settimana prossima e che lo vedrà confermato per acclamazione.
Poche e semplici regole, e per chi non è d’accordo quella è la porta.
Primo: in Europa si va con i sovranisti. Secondo: Putin non rappresenta un pericolo. Terzo: il pericolo è sempre l’Islam.

Quarto, ma non per importanza, fine del dissenso interno. «Mi metterò a disposizione del partito ma poi dovremo andare avanti granitici, basta con i se e con i ma», ha ribadito dal palco, con i giovani leghisti alle spalle, tutti i colonnelli in prima fila e oltre 2 mila militanti a battere le mani. Il tassello dorato di questa trasformazione sarà il tesseramento dell’ex generale della Folgore Roberto Vannacci, con la sua istantanea promozione a vice del partito. «Dobbiamo aprirci anche ai migliori», ha sottolineato il Capitano. Che però dovrà aggiornare il grado sulle mostrine, se non vorrà finire sotto il generale. Sfuma il concetto di partito come sindacato del territorio, antropologia veneta in purezza.

Si va verso le ideologie destroidi, il complottismo, la ricerca spasmodica di un nemico, da Ursula von der Leyen a Macron. Salvini ha capito qual è lo Zeitgeist dell’Europa lacerata dalle guerre e ha scelto di posizionarsi ancora una volta lì, nel ventre molle dello scontento.

Non è più la Bestia dei primi anni, è un soggetto politico nuovo che svolta a livello ideologico ma si presenta al grande pubblico lodando i fasti del passato. Dal palco Matteo Salvini cita totem del calibro di Bossi e Maroni, abbraccia Gian Paolo Gobbo seduto in prima fila ma va dritto per la sua strada. «La nostra emergenza non è l’invasione dei carri armati dall’Est, ma dall’immigrazione clandestina dal Sud», dice, e si solleva un boato dal pubblico.

“Siamo e rimarremo in democrazia ma dovremo rileggerci i libri di una donna libera come Oriana Fallaci, che scriveva “Europa è Eurabia” e che il Corano è incompatibile con la democrazia”.
Poi va ancora addosso all’Europa, da tempo uno dei suoi bersagli preferiti. «Se si è autonomisti e federalisti a Padova, Milano e Roma, non si può che essere sovranisti a livello europeo. Si rischia di portare competenze qui in Italia mentre a Bruxelles qualcuno le svuota».
Contro la Fornero, contro la Magistratura. Di nuovo la dottrina del nemico, condita però da una buona dose di leghismo d’antan.
RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -
Google search engine

Most Popular

Recent Comments