DI Andrea Colombo
Fonte il Manifesto
Roberto Vannacci si proclama vincitore delle suppletive a Reggio Calabria. Il centrodestra lo considera invece sconfitto su tutta la linea. Difficile immaginare letture più contrastanti dello stesso voto e naturalmente sono entrambe tirate per i capelli.
Il generale è ospite di Porta a Porta, per la prima volta da solo, in un faccia a faccia con la versione più combattiva di Bruno Vespa. Parte rivendicando il successo: «Abbiamo preso l’11%, che è il 4% in più rispetto alla media nazionale. Se fossimo andati sotto quella media avremmo perso». Anche il peso del candidato, l’ex Fi già votatissimo Mimmo Giannetta, per il generale va ridimensionato: «Non votavano, a differenza delle Regionali, i 26 comuni in cui Giannetta è più popolare. Ha portato 2.500 voti. Gli altri 6mila sono di Fn». Per inciso sui comuni che non hanno votato, tra i quali Oppido Mamertina, roccaforte di Giannetta, il generale non mente.
La conclusione è ovvia: «Fn è indispensabile al centrodestra per vincere». Dalle elezioni il centrodestra ricava una lezione opposta. «La coalizione supera il 42% e vince senza Fn», profetizza La Russa. «Abbiamo dimostrato di saper vincere senza Vannacci, che ha cercato di farci perdere», concorda Tajani. Un sondaggio Izi sugli effetti dell’eventuale arrivo di Fn nel centrodestra dà responsi sibillini. Una volta sottratti ai voti che il generale porterebbe in dote quelli che la sua presenza farebbe perdere, il contributo di Fn non andrebbe oltre il 2,2%. Poca roba, però, secondo la medesima rilevazione, sufficiente a decidere l’esito delle elezioni: senza quei due punti la destra non raggiungerebbe il 42%.
Ma questi, oggi, sono calcoli che più astratti non si può. Alle elezioni mancano mesi decisivi e Vannacci, ieri, ha fatto capire tra le righe quale sarà la sua strategia per fronteggiare la minaccia per lui più seria: l’arma letale del voto utile, che Meloni intende adoperare a randello per riprendersi i consensi che oggi pendono sul versante della destra estrema. La vittoria, giura Vannacci, è tripla: «La destra ha vinto: bene. La sinistra ha perso: benissimo. Noi abbiamo tre punti in più rispetto ai sondaggi». Il leader di Fn, insomma, mira a proporsi come componente essenziale di una destra con la quale si dichiara in disaccordo non sugli obiettivi ma sulla determinazione nel raggiungerli: «Ci ricordiamo tantissime promesse fatte e non mantenute. Fn propone un programma basato su princìpi non negoziabili».
Sull’immigrazione chiede la negazione a vita dell’ingresso per i clandestini respinti una volta. Le unioni civili giura di volerle «allargare» ma senza equiparala alla famiglia: «Sono un contratto per preservare diritti fondamentali e allora valgano non solo per le relazioni omosessuali ma anche per gli amici». La 194 non vuole eliminarla ma «rafforzare le misure per evitare gli omicidi».
Nella Nato si deve restare, per ora, però «alla turca», cioè «senza rinunciare a preservare gli interessi nazionali». Sin qui è il programma della destra radicalizzato, quel che serve a Vannacci per chiedere all’elettorato di destra di dargli tanta forza da rivelarsi indispensabile.
Sull’Ucraina la musica cambia. Si difendano pure ma senza le armi italiane perché «è una fandonia dire che inviando armi a Kiev difendiamo la patria». Poi «una brutta pace è sempre meglio di una brutta guerra» e comunque all’origine del conflitto, dice chiaramente, c’è solo l’intenzione della Nato di allargarsi all’Ucraina. Considera una calunnia e una menzogna l’accusa di putinismo.Ma è un fatto che sulle motivazioni della guerra in corso dal 2022 la pensi proprio come lo zar.
Questo per Meloni non è accettabile. Ieri, da Praga, la premier ha evitato di alludere alle elezioni di Reggio. In realtà ha detto il meno possibile: l’auspicio di una allargamento del tetto sul prezzo della benzina per ora deciso da Eni, Ip e Q8, la conferma che «la solidità dei rapporti con gli Usa non può essere messa in discussione dall’attualità», cioè dai pessimi rapporti con Trump.
Sull’Ucraina, capitolo che è diventato il più controproducente in termini di consensi, ha glissato. Ma Meloni non intende certo arrivare a una rottura con l’Europa per Vannacci. Tanto più che pensa di non averne bisogno.



