domenica, Settembre 6, 2026
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Mercogliano, da Anastasio a Alemanno: il significato profondo di essere comunità

Nella mattinata di ieri, dopo quasi 1 anno e mezzo di reclusione è uscito dal carcere Gianni Alemanno, già sindaco di Roma, leader della destra sociale in Alleanza Nazionale prima nel Popolo delle libertà poi, fondatore del movimento Indipendenza. Tra i tanti sodali di Gianni Alemanno andati a salutarlo dopo l’uscita dal carcere c’era Luigi Mercogliano che in post, pubblicato sui suoi canali social ci racconta la giornata di ieri e uno spaccato della destra partenopea degli ultimi trentacinque anni

 

Da Anastasio a Gianni: due momenti particolarmente significativi della mia esperienza politica di quasi quarant’anni che spiegano bene il significato profondo di ciò che siamo e cioè il significato di Comunità

 

Sono passati quasi quarant’anni da quel giorno di primavera tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 che ha segnato la mia entrata nella grande e complessa Comunità umana e politica della Destra sociale italiana. Potrei parlare per ore e ore di ciò che significa per me e per Noi l’essere Comunità. Voglio invece fissare nella mia mente proprio oggi, in un giorno così denso di significato, due momenti che ritengo particolarmente toccanti e significativi di quello che rappresenta per noi la nostra Comunità Militante e di cosa vuol dire viverla ogni giorno e farne parte attivamente.

 

Pochi mesi dopo l’avvio di questa mia lunga e complicata avventura che è stata e che è tutt’oggi, alla suonata età di 53 anni non ancora compiuti, la mia militanza nella Destra sociale italiana vissi ancora incredulo e ancora oggi commosso a distanza di così tanti anni il doloroso e alttettanto fiero rituale della giovane destra nazionale del Fronte della Gioventù che trascorse al capezzale di Anastasio Tricarico, mai dimenticato attivista del MSI e segretario storico del Fronte a Napoli, 48 lunghe ore di picchetto d’onore per accompagnarlo “dall’altra parte”, nel paradiso dei guerrieri, per la sua prematura tragica e dolorosa scomparsa.

Con Anastasio mi conoscevo da poco, ma per chi entra a far parte di una Comunità Militante come la nostra le date non hanno particolare significato. Un camerata che se ne va non ha valore, anzi, ha un valore inestimabile e per questo va onorato da tutti alla stessa maniera. Da chi lo conosceva da una vita e, allo stesso modo, da chi lo conosceva da poco tempo come me. Sempre Presente nei nostri cuori neri, caro Anastasio!

 

Oggi – e vengo al secondo momento significativo della mia lunga e complessa storia di militanza politica a Destra – la nostra Comunità ha riabbracciato il suo leader, Gianni Alemanno, che dopo una ingiusta detenzione è stato letteralmente travolto dell’affetto dei suoi fratelli e dal calore della sua Comunità.

 

Quel che mi lega a Gianni gliel’ho scritto e di contro lui me l’ha più volte ricordato nel lungo carteggio tra noi tramite il servizio di mail con i detenuti del progetto “Mai dire Rebibbia” messo in essere grazie all’impegno dell’associazione Nessuno Tocchi Caino.

Gli ho ricordato ad esempio di quel Campo Hobbit a Pisa dove ci siamo conosciuti. Gli ho ricordato della sua difesa del nostro stand alla Festa Tricolore di Salerno contro Scopelliti che ci voleva cacciare perché scomodi in quel momento storico in cui Alleanza Nazionale si stava “sdoganando” per diventare poi, di lì a poco, la destra parruccona e liberale che piaceva a Forza Italia e all’Europa e che si sciolse poi nel PdL dopo il Predellino. E lui mi ha esortato a tenere duro nell’attesa della sua liberazione, avvenuta oggi dopo 541 giorni di ingiusta detenzione da innocente. Pensate un po’, lui da detenuto in carcere che esortava i suoi uomini a tenere duro!

 

Ecco spietate allora le parole di Chicco Costini che, proprio oggi pomeriggio, poco fa salutando Gianni davanti a tutti noi dopo il pranzo di ben ritrovato offerto per la sua liberazione, prima di passargli la parola ha ribadito le doti di Gianni, chiarendo che “soltanto uno come lui, forte e coraggioso, per un anno e mezzo da detenuto ha sempre pensato alla sua Comunità e mai a sè stesso. Solo tu, caro Gianni – ha poi concluso Chicco – avresti potuto, come poi hai fatto, fare quello che hai fatto insegnandoci cosa vuol dire essere Leader di una Comunità Militante come la nostra”. Grande, Chicco Costini!

 

Ed ecco spiegate anche le parole di Gianni che, commosso anche se non lo ha mai dato a vedere, ha ribadito la “fortuna che tutti noi abbiamo, che tutti voi avete, nell’aver mantenuto la fede nella nostra Comunità nonostante la detenzione del suo leader”.

 

Ecco perché da Anastasio a Gianni. Da un momento di dolore e tragedia, cioè, a un momento di ritrovata gioia.

Due momenti che voglio fissare limpidi e chiari nella mia mente come monito di ciò che siamo. Noi siamo quel che siamo. Noi siamo la Comunità Militante della Destra sociale che, oggi più che mai, si stringe in un impeto di coraggio e orgoglio e passione attorno ai suoi leader, Gianni Alemanno e Roberto Vannacci, pronta come sempre a dare battaglia. A combattere la Buona Battaglia!

 

Molto bello, infine, il momento in cui Gianni ha citato uno per uno i suoi gladiatori che, sui rispettivi territori, hanno tenuto alta la bandiera di Indipendenza, per poi dare a ognuno di loro la parola per il giusto e meritato riconoscimento.

E così ho assistito e abbiamo tutti avuto l’onore di ascoltare i commossi interventi di Lele Petrucci, @Beppe Lauria, Francesco Bevilacqua, Massimo Arlechino e del nostro Mimmo De Mattia, che stasera unitamente agli altri componenti della direzione nazionale

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