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La Regione Campania sostenga la formazione nelle botteghe artigiane. L’analisi di Lepre

di Gianni Lepre economista

Fonte Il Roma

La Regione Campania ha finanziato per complessivi 32 milioni venti Academy di filiera relative a 9 settori merceologici: agroalimentare, edilizia, green economy, Ict, meccatronica, sanità, tessile abbigliamento calzature, trasporti e turismo.

L’iniziativa è apprezzabile perché sostiene percorsi di formazione di inoccupati e disoccupati oppure di riqualificazione di soggetti che già lavorano, sulla base delle effettive esigenze segnalate dalle imprese. In questo senso costituisce un passo in avanti verso modelli di maggiore coinvolgimento delle aziende in un campo cruciale per lo sviluppo, come è appunto la formazione.

Ma c’è di più. Alcuni dei comparti interessati si inquadrano nell’impresa manifatturiera, verso la quale è auspicabile si incentri maggiormente l’attenzione dell’ente regionale, in direzione di una politica industriale di cui da anni si avverte la carenza in Campania. Occorre al riguardo favorire innovazione e internazionalizzazione per porre le premesse di un’espansione del tessuto produttivo locale.

C’è inoltre da augurarsi che la Giunta regionale si faccia promotrice di interventi a sostegno di un altro fattore trainante per l’economia e l’occupazione campana: l’artigianato, autentico valore aggiunto per il territorio, grazie all’eccellenza delle produzioni. A dominare la scena è il cosiddetto artigianato artistico, che sforna preziosità di ogni genere in svariati settori: dall’arte presepiale a quella sartoriale, dalla ceramica, all’oreficeria, fino alla liuteria.

Pur avendo una tradizione a volta addirittura millenaria (si pensi ai gioielli ritrovati negli scavi vesuviani), l’artigianato artistico campano da almeno un decennio manifesta rischi di declino per la mancanza di un adeguato passaggio generazionale. Non si tratta tanto di disinteresse dei giovani verso ‘mestieri di bottega’. A pesare sono in primo luogo i costi di un apprendistato che, per attività supportate più dal lavoro dei maestri artigiani che da capitali, diventa sempre più problematico sostenere.

La Regione finanzi queste spese nei primi anni formativi. Sarà un investimento per il futuro, perché consentirà il decollo di una nuova generazione di talenti in grado di coniugare l’arte manuale tradizionale con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Un binomio indispensabile per ampliare gli orizzonti delle vecchie botteghe, dal commercio elettronico alla creazione di prodotti che, pur basati su nuovi materiali, tramandino il patrimonio di conoscenze che ha reso celebre nel mondo il made in Naples.

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