domenica, Settembre 6, 2026
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La Lega in crisi di consenso rilancia il no alle moschee

di Andrea Colombo

Fonte il Manifesto

La Lega parte per la guerra santa. Il veto sulla moschea di Venezia è solo l’inizio. Il Capitano chiama alle armi in nome della Reconquista, più stentoreo di così non si può: «No alle moschee a Venezia e in tutta Italia. Stop alla concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un’intesa con lo Stato italiano». Lo stato maggiore del Carroccio conferma e rilancia: «È pronta una proposta di legge per fermare nuovi insediamenti islamici fino alla definizione di un’intesa con lo Stato che garantisca pieno rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori».

LA PROPOSTA DI LEGGE in questione è effettivamente già scritta: Salvini la presenterà ufficialmente in tempi brevi e con gran rullar di tamburi. Il passaggio centrale, quello sulle moschee, si compone di sei articoli. È prevista l’istituzione di un albo degli enti religiosi privi d’intesa con lo Stato italiano, accompagnato da una «Carta dei valori» alla quale gli enti dovrebbero adeguarsi per aderire alla futura intesa. La pubblicazione dei bilanci verrebbe resa obbligatoria, perché la Lega sospetta che dietro molti finanziamenti possano esserci i Fratelli musulmani (organizzazione, accusano, che «in molti Paesi è considerata terroristica») o altre organizzazioni islamiche integraliste. I ministri di culto dovrebbero essere poi tutti inscritti in apposito registro.

La norma essenziale, però, è quella che introduce sanzioni e una nuova fattispecie di reato, con pena massima di cinque anni, per chi «professi insegnamenti o principi contrari all’ordinamento giuridico, ovvero istighi all’odio o promuova un approccio radicale o radicalizzato». La definizione è sufficientemente vaga e a maglie larghe per configurarsi come attentato alla libertà di culto. Completano il pacchetto altre due misure: il divieto di velo integrale e la stretta sui permessi di soggiorno, il chiodo fisso che spunta come il prezzemolo un po’ ovunque. Il provvedimento rafforza i poteri delle autorità territoriali e dà nuove prerogative a prefetti e Viminale con un sistema di controllo più stringente sui luoghi di culto e sulle attività svolte all’interno.

IL NEMICO DICHIARATO è l’islamismo radicale. Quello al quale la Lega evidentemente allude è l’Islam, poco importa se radicale o meno. Ma quello vero di islamico non ha proprio nulla: si chiama Roberto Vannacci. Personalmente si dichiara «non religioso» ma è ugualmente difensore strenuo delle «tradizioni cristiane», considerate radici oggi a rischio dell’identità «italiana ed europea». Il deputato futurista Gianangelo Bof ieri ha sentenziato: «Aprire a una moschea a Venezia il giorno in cui vedremo sorgere una Cattedrale cristiana in centro a Riyad». L’ultimo sondaggio uscito in questi giorni, targato BiDiMedia, accredita Fn addirittura dell’8% nelle intenzioni di voto, facendone il quarto partito italiano.

con tanto di sorpasso su Forza Italia. La Lega varcherebbe invece all’ingiù la soglia psicologica del 5%, scivolando al 4,8%.

«È UN SOLO SONDAGGIO. Tutti gli altri ci danno sopra Fn», prova a minimizzare Tajani. Non che abbia torto ma il trend è quello e lo sanno perfettamente sia il leader azzurro che quello leghista. A pochi mesi, o al massimo a un anno, dalla fine della legislatura la proposta di legge sulle moschee ha pochissime probabilità di vedere la luce. Ha valenza puramente elettorale, serve a competere con Vannacci tallonandolo sul terreno dell’anti-islamismo, che è uno dei più focosi cavalli di battaglia di Fn. «A differenza di Vannacci, noi non siamo di estrema destra. La remigrazione del generale è solo uno slogan: noi dobbiamo dimostrare che i fatti sono meglio degli slogan», afferma il capogruppo leghista al Senato Romeo. Giochi di parole. Nella sostanza la sola differenza fra la posizione di Futuro nazionale e quella della Lega, in materia di immigrazione e serrata anti-Islam, è che al momento i primi sono lanciati e la Lega è costretta a inseguire promettendo misure sempre più draconiane. Ma non è solo la Lega a dover fare i conti con l’importuno generale.

DICONO CHE LE SORELLE Meloni siano furiose con Cirielli per l’apertura di due giorni fa a un possibile accordo con Fn, subito bollata dal partito come «posizione personale». Ma in Fdi e nell’intera coalizione sono in moltissimi a spingere proprio perché la premier si rassegni alla sgradita alleanza. In nome appunto della Reconquista: di palazzo Chigi e del Quirinale.

 

 

 

 

 

 

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