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Italia, crescita più forte del previsto: ora la sfida è trasformarla in produttività. L’analisi di Lepre

“Il +0,9% stimato dall’OCSE è un segnale positivo, ma la vera partita si gioca su investimenti, salari, PMI, export e Mezzogiorno”.

Lo afferma l’economista Gianni Lepre precisando: “l’’economia italiana chiude la settimana con un dato migliore delle attese. L’OCSE ha rivisto al rialzo la previsione di crescita del PIL italiano per il 2026, portandola allo 0,9%, contro lo 0,5% indicato a giugno. Per il 2027 la previsione resta invece più contenuta, allo 0,6%. È un miglioramento significativo, che testimonia una capacità di tenuta dell’economia superiore alle attese, ma non autorizza a considerare superati i problemi strutturali del Paese.

Il primo elemento da osservare è proprio la distanza tra la crescita di quest’anno e quella attesa per il prossimo. L’OCSE richiama infatti l’attenzione sui rischi derivanti dall’energia, dalle tensioni internazionali e da un’inflazione che per l’Italia è prevista al 3% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. A ciò si aggiunge il tema del potere d’acquisto: i salari reali italiani restano ancora su livelli pari o inferiori a quelli precedenti la pandemia.

Il mercato del lavoro presenta segnali di tenuta. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’ISTAT, a luglio il tasso di occupazione è rimasto al 63,2%, mentre quello di disoccupazione è sceso al 5,8%. Rimane però una criticità sul fronte giovanile: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è salita al 18,9%. La quantità dell’occupazione, dunque, deve essere accompagnata sempre più dalla qualità del lavoro, dalle competenze e dalla capacità di inserire stabilmente i giovani nei processi produttivi”

Un segnale particolarmente interessante, precisa Lepre, arriva dall’export. Nel secondo trimestre del 2026 le esportazioni del Sud e delle Isole sono cresciute del 6,5%, una dinamica superiore a quella registrata nel Nord-Est (+3,1%) e nel Nord-Ovest (+2,9%). A luglio, inoltre, l’export italiano complessivo è aumentato dello 0,3% sul mese precedente. Sono numeri che indicano come l’internazionalizzazione possa rappresentare una delle leve più importanti per la crescita delle imprese meridionali.

Il quadro produttivo, tuttavia, resta articolato. A luglio la produzione industriale è cresciuta dello 0,7% rispetto a giugno, ma nella media maggio-luglio ha registrato una lieve flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso mese i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati del 7,8% su base annua, anche per il forte peso della componente energetica”.

“La revisione del PIL allo 0,9% è una buona notizia, ma sarebbe un errore fermarsi alla percentuale – conclude Gianni Lepre, economista –. Dobbiamo utilizzare questa fase per rafforzare la produttività e la competitività delle nostre imprese. Occorre rendere più semplice investire, favorire l’accesso al credito delle PMI, sostenere digitalizzazione e innovazione, accompagnare le aziende sui mercati internazionali e ridurre concretamente tempi e costi della burocrazia. Il dato sull’export del Mezzogiorno dimostra che il Sud non deve essere considerato soltanto un’area da sostenere, ma un territorio sul quale investire per aumentare la capacità di crescita dell’intero Paese».

La priorità, quindi, non dovrebbe essere distribuire interventi indistinti, ma concentrare le risorse su investimenti produttivi, innovazione, formazione, internazionalizzazione e riduzione dei costi strutturali che gravano sulle imprese. La stessa OCSE indica nella produttività, nell’occupazione, nelle riforme strutturali e in misure energetiche temporanee e mirate alcuni dei passaggi necessari per rendere l’economia italiana più resistente agli shock esterni.

L’Italia sta dimostrando di poter crescere più di quanto previsto. La sfida dei prossimi mesi sarà fare in modo che questa crescita non rimanga soltanto congiunturale, ma diventi più produttività, più investimenti, salari reali più forti e maggiore competitività per le imprese”

 

 

 

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