Ricevo e volentieri pubblico il comunicato stampa diffuso da Bernardo Pinone Pier Luigi Scarano nel quale si annuncia l’organizzazione di uno sciopero della fame dal 25 al 27 maggio di Solidarietà a Gilberto Cavallini che dopo 43 anni di detenzione, è in isolamento. Una decisione davvero assurda e incredibile. Per questo motivi, condivido la nobile iniziativa portata avanti dal gruppo Solidarietà per Gilberto e aderisco all’ iniziativa digiunando oggi.
Il 25-26-27 di maggio è stato organizzato uno sciopero della fame solidale a cui parteciperanno decine e decine, tra uomini e donne,della comunità umana e politica, con differenze esperienze alla spalle, che si è ritrovata nel gruppo whatsapp denominato SOLIDARIETÀ CON GILBERTO.
Lo scopo di questa iniziativa con lo strumento antico, silenzioso e pacifico del digiuno e’ quello di manifestare solidarietà e vicinanza a GILBERTO CAVALLINI responsabile certamente di gravissimi reati negli anni della lotta armata ma con le mani pulite dal sangue sparso a Bologna, il 2 agosto 1980, contro il quale il sistema politico-giudiziario del Paese si sta accanendo come mai in precedenza contro nessuno dei protagonisti della tragica stagione degli “anni di piombo”.
Cavallini ha pagato duramente, com’era inevitabile, il suo conto con la società italiana, scontano 43 anni di detenzione e maturando una nuova coscienza individuale e dimostrando nell’appassionato ed energico impegno – riconosciuto da chi aveva il compito di vigilare sul suo percorso di ammissione al lavoro esterno – profuso, nonostante l’età ormai avanzata, nell’impegno a beneficio dei più deboli e degli emarginati (nel corso degli otto anni trascorsi in semilibertà ha prestato la sua opera presso una struttura della Caritas della città di Terni dove, tra l’altro, insegnava italiano agli stranieri e si è preso cura personalmente di un disabile che ha accolto presso la sua abitazione)
Con una decisione controversa e senza precedenti i magistrati della Cassazione, su richiesta dei loro colleghi bolognesi, hanno stabilito che, non potendosi più verificare se, nell’ambito della lunghissima prigionia, fosse stata applicata – nel 1983 e negli anni immediatamente successivi-la pena accessoria dell’isolamento diurno, a Cavallini andassero revocati i benefici di leggi guadagnati negli oltre quattro decenni in cui la sua vita è stata regolata e dominata dalle scelte dell’amministrazione carceraria. Per tanto, non solo è stato rinchiuso nuovamente, ma, appunto, in un inumano isolamento che, a oltre 70 anni d’età, trasforma la decisione adottata in un’inaccettabile condanna a morte.
Dunque, per richiamare la magistratura italiana al rispetto della Costituzione e dei principi di umanità che non possono essere violati nemmeno e proprio nei confronti di chi è in stato di detenzione, il gruppo di cittàdini italiani riuniti nel gruppo whatsapp “SOLIDARIETÀ CON GILBERTO) nelle giornate del 25-27-27 indiranno e parteciperanno a uno sciopero della fame, per segnalare all’opinione pubblica, al mondo dell’informazione, al ceto politico e a quello giudiziario la vicenda di Gilberto Cavallini con l’auspicio che si torni ad amministrare, in Italia, la giustizia con Giustizia.
Roma, 21/V/2026
“A Bologna nessuno di noi c’era “
Bernardo Pino-Pierluigi Scarano



