{"id":6781,"date":"2026-02-20T11:05:08","date_gmt":"2026-02-20T10:05:08","guid":{"rendered":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=6781"},"modified":"2026-02-20T12:08:27","modified_gmt":"2026-02-20T11:08:27","slug":"da-sergio-ramelli-a-quentin-quellodio-rosso-che-non-finisce-lanalisi-di-fabbrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=6781","title":{"rendered":"Da Sergio Ramelli a Quentin: quell\u2019odio rosso che non finisce. L&#8217;analisi di Fabbrini"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>Simone Fabbrini<\/strong><\/p>\n<p>La violenza politica sembrava essere soltanto un ricordo della lunga storia del Novecento, di quei tragici anni dove la sola fedelt\u00e0 a un ideale esponeva al rischio pi\u00f9 estremo: la morte. L\u2019assassinio di <strong>Quentin<\/strong> <strong>Deranque<\/strong>, ventitreenne nazionalista francese, riporta indietro le lancette del tempo ad un periodo che la societ\u00e0 civile aveva relegato ai libri di storia. Complice un clima politico incandescente che si radica nei decenni di insabbiamento delle responsabilit\u00e0 e di non-giustizia nei confronti del terrorismo rosso, dei gruppi antifascisti e di tutta quella classe intellettuale che ha protetto, giustificato e minimizzato quanto accaduto negli Anni di Piombo, con le loro ripercussioni nel tessuto sociale italiano; complici anche i mutamenti politici e la forte instabilit\u00e0 nel panorama europeo, la storia sembra tornare per chiedere il conto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 12 febbraio scorso il Collectif Nemesis, movimento nazional-femminista francese, aveva organizzato un flash mob contro l\u2019islamizzazione in occasione di una conferenza condotta da Rima Hassan, esponente della sinistra radicale. In tale circostanza un gruppo di 30 antifascisti armati ha aggredito il servizio d\u2019ordine di Nemesis nel quale militava Quentin. Il giovane si \u00e8 cos\u00ec ritrovato circondato, pestato e lasciato a terra esanime. I video pubblicati nelle ore successive e il comunicato del movimento nazionalista che informava della sua morte, descrivono un omicidio politico in piena regola.<\/p>\n<p>La nostra storia repubblicana ha conosciuto da vicino il prezzo degli Anni di Piombo: anni di lotta armata e di terrorismo, tempi dove \u201cuccidere un fascista non \u00e8 reato\u201d. La storia di <strong>Quentin<\/strong> si intreccia inevitabilmente con le storie dei giovani militanti del <strong>Fronte<\/strong> <strong>della<\/strong> <strong>Giovent\u00f9<\/strong>, movimento giovanile del MSI, uccisi dall\u2019odio cieco della sinistra militante. Acca Larenzia, Paolo di Nella, Sergio Ramelli sono solo alcuni degli episodi pi\u00f9 significativi di quel fil rouge dell\u2019antifascismo militante che ha gravato in egual modo sui loro destini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La storia di <strong>Sergio<\/strong> <strong>Ramelli<\/strong>, ad esempio, racconta di un vero e proprio clima da guerra civile. La sentenza a morte di Ramelli nacque da un suo tema di italiano contro le Brigate Rosse che fu sottratto al professore e affisso dal collettivo studentesco nella bacheca della scuola, l\u2019istituto superiore Molinari di Milano. A causa delle minacce, dei pestaggi da parte dei collettivi e della complicit\u00e0 dei professori comunisti, fu costretto successivamente ad abbandonare la scuola. Il 13 marzo 1975, un commando di studenti universitari di Avanguardia Operaria armato di Hazet 36 (una chiave inglese da 3,5 kg) un agguato sotto casa di Sergio e lo massacr\u00f2, lasciandolo moribondo sul marciapiede. La sua agonia si protrasse per 47 giorni di coma fino a che non sopraggiunse la morte il 29 aprile. Sergio aveva soltanto 18 anni.<\/p>\n<p>Facendo un parallelismo con il linguaggio politico e giornalistico, c\u2019\u00e8 un aspetto che si pone in continuit\u00e0 col passato, vale a dire il fenomeno del riduzionismo e del giustificazionismo che certi ambienti politici e culturali hanno utilizzato per mistificare i fatti connessi agli omicidi. Si considerino, ad esempio, le testate giornalistiche legate alla sinistra che derubricarono inizialmente il caso Ramelli ad uno scontro come tanti di quel periodo; ma ci furono casi di rivendicazione, soprattutto negli ambienti della sinistra extraparlamentare: da qui il macabro \u201cSchizzi, schizzi, schizzi, materia cerebrale, ogni fascista preso, all\u2019ospedale!\u201d slogan di piazza che non manca mai di essere urlato a squarciagola anche nei cortei di oggi.La stessa retorica \u00e8 facilmente individuabile anche per il caso Quentin: dove i militanti antifascisti non si sono fatti scrupoli a strappare i manifesti commemorativi e dire di essere a favore della morte del giovane nazionalista. Inoltre, paiono particolarmente gravi le dichiarazioni di Jean-Luc M\u00e9lenchon, presidente de La France Insoumise: l\u2019esponente della sinistra radicale ha affermato che il suo movimento \u00e8 la vera vittima del clima di odio politico che la destra francese starebbe alimentando nei loro confronti. La sua \u00e8 una scelta vittimistica che tenta di ribaltare la situazione, facendo passare i carnefici come vittime e viceversa. Da un punto di vista della sociologia politica, questo tipo di retorica viene ampiamente utilizzata da esponenti politici o capi di Stato per giustificare determinate azioni passate o future. Tra l\u2019altro, recentemente \u00e8 stato arrestato l\u2019assistente di un parlamentaredel partito di M\u00e9lenchon che, secondo l\u2019accusa, avrebbe partecipato all\u2019omicidio di Quentin.<\/p>\n<p>La situazione non sembra cambiare se ci spostiamo in ambito giornalistico: in Italia la notizia ha rimbalzato per ore sui social senza che nessun organo di stampa \u2013 salvo le testate vicine agli ambienti di destra \u2013 ne desse informazione. Addirittura, in alcune ricostruzioni avvenute nei giorni successivi, si \u00e8 cercato di dare un taglio da scontri di piazza come se la morte di Quentin fosse stata l\u2019errore non calcolato di una scazzottata fra ragazzi. La scelta stilistica in questi due casi non deve stupirci: \u00e8 precisa e non casuale, figlia di quel sistema che Antonio Gramsci seppe definire come egemonia culturale: teorizzando il controllo degli apparati socioculturali di una nazione, al fine di indirizzare il dibattito pubblico, influenzare le masse ed esercitare un controllo \u2013 per l\u2019appunto, egemonico \u2013 nei settori strategici della societ\u00e0 civile. Il gramscismo ha permesso quindi di creare una classe intellettuale, politica e anche magistratuale interconnessa e complice nelle scelte ideologiche; anche il riduzionismo e il giustificazionismo agiscono in questa direzione, delegittimando la gravit\u00e0 dell\u2019assassinio solo perch\u00e9 la vittima \u00e8 un ragazzo di destra e quindi al di fuori di quel perimetro di \u201csoccorso rosso\u201d che sarebbe stato prontamente utilizzatoper enfatizzare la notizia se la vittima fosse stata un militante antifascista. In tal senso, la cronaca \u00e8 ricca di casi dove si riportano notizie di presunte \u201caggressioni squadriste\u201d da parte dei militanti di destra ai danni della sinistra: iconico \u00e8 il caso del sindacalista della CGIL di Genova che denunci\u00f2 un\u2019aggressione; si scopr\u00ec in seguito che era tutto falso ma nel frattempo la notizia era girata ovunque, con annessa mozione di condanna in consiglio regionale ligure.<\/p>\n<p>Gli Anni di Piombo sembravano un ricordo lontano come metodi e approccio; eppure, il destino di Quentin pone molti interrogativi su quello che \u00e8 il comune denominatore che lega i tempi che furono con il presente. Resta quindi il dubbio su quello che sar\u00e0 il clima dei prossimi mesi e anni ma una cosa \u00e8 certa: il passato pu\u00f2 tornare e sta a noi decidere come affrontarlo.<\/p>\n<p>Fonte Cultura e Identit\u00e0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Simone Fabbrini La violenza politica sembrava essere soltanto un ricordo della lunga storia del Novecento, di quei tragici anni dove la sola fedelt\u00e0 a un ideale esponeva al rischio pi\u00f9 estremo: la morte. 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