{"id":5955,"date":"2025-12-07T10:46:36","date_gmt":"2025-12-07T09:46:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=5955"},"modified":"2025-12-07T10:46:36","modified_gmt":"2025-12-07T09:46:36","slug":"lindignazione-contro-passaggio-al-bosco-e-per-mera-difesa-di-quote-di-mercato-lanalisi-di-fratus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=5955","title":{"rendered":"L&#8217;indignazione contro Passaggio al Bosco \u00e8 per mera difesa di quote di mercato. L&#8217;analisi di Fratus"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>Fabrizio Fratus<\/strong><\/p>\n<p>Ogni anno, con la precisione di un orologio svizzero, l&#8217;apertura di &#8220;<strong>Pi\u00f9 libri pi\u00f9 liberi<\/strong>&#8221; a Roma innesca il rito dell&#8217;indignazione. E ogni anno, gli stessi attori salgono sul palco per recitare la stessa stanca pi\u00e8ce: l&#8217;eterna lotta tra le &#8220;giuste&#8221; letture e la minaccia fascista. L&#8217;articolo di Linkiesta (https:\/\/www.linkiesta.it\/2025\/12\/piu-libri-piu-liberi-scurati-zerocalcare-destra-fascismo\/) che solleva la polemica su Passaggio al Bosco, citando i &#8220;giganti&#8221; <strong>Antonio Scurati<\/strong> e <strong>Zerocalcare<\/strong>, non \u00e8 un&#8217;analisi, ma un involontario, sublime pezzo di marketing.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 la sostanza. Il punto, lo ribadiamo, \u00e8 che nella societ\u00e0 moderna, vince la quantit\u00e0, non la qualit\u00e0. E la quantit\u00e0 si traduce in un solo, inconfutabile, dato: i soldi.<\/p>\n<p>Quando Linkiesta riporta, con cifre da capogiro, che Scurati ha generato vendite per tre milioni e Zerocalcare per quasi cinque milioni di euro nel solo 2024, non sta parlando di letteratura. Sta parlando di brand.<\/p>\n<p><strong>Scurati<\/strong> non \u00e8 un fine storiografo in grado di rivelare al lettore moderno ci\u00f2 che <strong>Renzo<\/strong> <strong>De<\/strong> <strong>Felice<\/strong> o <strong>Ernst<\/strong> <strong>Nolte<\/strong> non avessero gi\u00e0 detto e archiviato. Scurati \u00e8 l\u2019abile narratore di un &#8220;fantasma&#8221; che garantisce il sold out e il plauso mediatico. \u00c8 l&#8217;intellettuale di sistema che ha saputo trasformare l&#8217;antifascismo in un prodotto editoriale mainstream, confezionando storie &#8220;di fantasia su fatti realmente accaduti&#8221; che solleticano la coscienza borghese senza mai mettere in discussione il sistema che lo celebra. \u00c8 la versione pop della Storia, venduta al chilo. Chi non vorrebbe, del resto, fare soldi &#8220;sconfiggendo&#8221; il fascismo (di carta) ogni anno, dalla copertina patinata di un bestseller?<\/p>\n<p><strong>Zerocalcare<\/strong>, d\u2019altro canto, rappresenta l&#8217;apoteosi del fumetto &#8220;impegnato&#8221; che piace a tutti: disegnini che non graffiano davvero, ma creano una confortevole sensazione di consapevolezza sociale.<\/p>\n<p>La loro &#8220;indignazione&#8221; contro una piccola casa editrice come <strong>Passaggio<\/strong> <strong>al<\/strong> <strong>Bosco<\/strong> non \u00e8 una difesa della democrazia: \u00e8 la difesa della quota di mercato.<\/p>\n<p>L&#8217;autore\/autrice di Linkiesta (che ammettiamo con il dovuto rispetto per ogni identit\u00e0 fluida) ci offre involontariamente l&#8217;epitaffio della sua stessa professione. Ammette di scrivere &#8220;oltre 500 articoli di cui ricorda nulla&#8221;.<\/p>\n<p>Cinque-cento. Articoli. L\u2019anno.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vera cifra della societ\u00e0 moderna che vince sui &#8220;giganti&#8221; come Scurati e Zerocalcare: la produzione compulsiva. L\u2019autore di Linkiesta \u00e8 l&#8217;esecutore perfetto di questo sistema, scrivendo quantit\u00e0 per riempire i giornali e garantendosi lo stipendio, in un moto perpetuo che non lascia spazio a Stendhal, a De Felice o, Dio ce ne scampi, a una riflessione non allineata.\u00c8 un&#8217;etica del fast-food applicata alla cultura: ingurgitare in fretta, dimenticare subito.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che si inserisce, in tutta la sua irriverenza, la realt\u00e0 di chi pubblica con Passaggio al Bosco.<\/p>\n<p>Mentre i brand dell&#8217;antifascismo mainstream monetizzano il dibattito, e gli scribacchini di regime riempiono le colonne con articoli usa e getta, noi scegliamo la strada opposta. Non dipendiamo dalla pubblicit\u00e0 dei grandi gruppi, non ambiamo ai milioni di euro n\u00e9 al plauso del salotto radical-chic.<\/p>\n<p>Per noi, il libro non \u00e8 un prodotto, \u00e8 una scelta (a volte scomoda). Non puntiamo alla quantit\u00e0 di vendite, ma alla qualit\u00e0 delle idee e alla riscoperta di autori e prospettive relegate al &#8220;bosco&#8221; della non-conformit\u00e0. \u00c8 una battaglia di retroguardia, certo, ma \u00e8 anche l&#8217;unica che valga la pena combattere: quella che non accetta che la Storia e la Cultura siano dettate dai capricci del mercato o dalle urla ben pagate dei testimonial dell&#8217;indignazione.<\/p>\n<p>Scurati e Zerocalcare possono protestare quanto vogliono. I loro milioni sono la prova che hanno vinto la battaglia del marketing.<\/p>\n<p>Ma la vera libert\u00e0, quella che non si compra con un bestseller n\u00e9 con 500 articoli senza memoria, \u00e8 la nostra: quella di scegliere chi e cosa leggere, lontano dal rumore assordante e ipocrita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Fabrizio Fratus Ogni anno, con la precisione di un orologio svizzero, l&#8217;apertura di &#8220;Pi\u00f9 libri pi\u00f9 liberi&#8221; a Roma innesca il rito dell&#8217;indignazione. E ogni anno, gli stessi attori salgono sul palco per recitare la stessa stanca pi\u00e8ce: l&#8217;eterna lotta tra le &#8220;giuste&#8221; letture e la minaccia fascista. 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