{"id":3621,"date":"2025-06-16T13:24:14","date_gmt":"2025-06-16T11:24:14","guid":{"rendered":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=3621"},"modified":"2025-06-16T13:34:01","modified_gmt":"2025-06-16T11:34:01","slug":"alemanno-ricorda-francesco-cecchin-nel-quarantaseiesimo-anniversario-dellamorte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilsovranista.com\/?p=3621","title":{"rendered":"Alemanno ricorda Francesco Cecchin nel quarantaseiesimo annuversario della morte"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riceviamo da <strong>Gianni Alemanno<\/strong> e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell\u2019Ordinamento.<\/p>\n<p>Rebibbia, 16 giugno 2025 \u2013 167\u00b0 giorno di carcere.<br \/>\nQuesta volta non vi parler\u00f2 del carcere di oggi, vi parler\u00f2 del carcere di quarant\u2019anni fa. Come nel romanzo di Alexandre Dumas \u201cVent\u2019anni dopo\u201d, raddoppiando potremmo scrivere un romanzo intitolato \u201cQuarant\u2019anni dopo\u201d. Il carcere \u00e8 lo stesso: il Braccio G8 di Rebibbia.<br \/>\nIl 16 giugno del 1979, 46 anni fa, moriva Francesco Cecchin, militante del Fronte della Giovent\u00f9 di 18 anni.<br \/>\nEra stato aggredito nella notte tra il 28 e il 29 maggio da un gruppo di picchiatori di sinistra e dopo diciannove terribili giorni di coma se ne and\u00f2 lasciando la famiglia e la comunit\u00e0 militante nella disperazione.<br \/>\nIn quel periodo, per la prima e ultima volta della mia vita, io avevo quasi smesso di fare militanza politica per concentrarmi sui difficilissimi studi d\u2019Ingegneria all\u2019Universit\u00e0 di Roma. Ma quando la notizia del coma di Francesco si diffuse, ruppi gli indugi e mi precipitai nel Nucleo del FdG del Trieste Salario di cui Francesco faceva parte.<br \/>\nDato che la realt\u00e0 dell\u2019aggressione veniva negata dalla stampa dominante, per accreditare invece la tesi di un incidente, insieme a Flavio, il capo politico di quel Nucleo, ci dovemmo impegnare in un piccolo capolavoro di controinformazione politica. Raccogliendo tante prove e tante testimonianze, dimostrammo al mondo che Francesco non solo era stato aggredito ma era stato gettato esanime da un balcone condominiale. Omicidio volontario, compiuto per mano di militanti comunisti con cui Francesco aveva avuto pi\u00f9 di uno scontro, per il quale nessuno ha mai pagato per la \u201cnegligenza\u201d con cui furono condotte le prime indagini. Parola della Corte d\u2019Assise di Roma.<br \/>\nQuella perdita di un \u201ccamerata\u201d di appena 18 anni, quella rabbia per non aver ottenuto giustizia, furono la spinta drammatica per far decollare la lotta militante mia e dei ragazzi di quella comunit\u00e0. Cominciarono anni turbolenti, il culmine degli \u201canni di piombo\u201d vissuti in un quartiere di frontiera tra \u201czone nere\u201d e \u201czone rosse\u201d dove lo scontro politico violento era all\u2019ordine del giorno. E cominci\u00f2 anche la tradizione di ricordare Francesco con una veglia notturna a Piazza Vescovio negli anniversari della sua morte, veglie a cui nel corso degli anni partecip\u00f2 tutto il mondo della destra militante romana, persone che avrebbero smesso di fare politica, o che sarebbero morte in carcere come Nanni De Angelis, o che avrebbero continuato a fare i semplici militanti, o che sarebbero diventati parlamentari e ministri della Repubblica.<br \/>\nArriv\u00f2 poi l\u2019orribile strage di Bologna del 1980 che insieme alla morte di 85 persone port\u00f2 a vastissime retate poliziesche che spazzarono via tutto il mondo militante di destra di Roma. Io e i ragazzi del Trieste Salario fummo uno dei pochissimi nuclei militanti ad essere risparmiati da quelle retate. Ma la voglia di mantenere alta la nostra bandiera nonostante fossimo ridotti a quattro gatti, ci port\u00f2 ad estremizzare il nostro impegno.<br \/>\nFino alla notte dell\u2019antivigilia di Natale del 1982 quando, per protestare contro il colpo di Stato comunista compiuto in Polonia dal Generale Jaruzelsky per reprimere la rivolta di Solidarnosc, lanciamo delle bottiglie molotov contro l\u2019Ambasciata dell\u2019URSS e fummo arrestati. Giampiero nel carcere di Regina Coeli. Io, Francesco, Adriano e Paolo Di Nella a Rebibbia, nel Braccio G8, forse \u2013 non ne sono sicuro \u2013 nella stessa cella in cui sono oggi.<br \/>\nLa mia carcerazione dur\u00f2 10 mesi, poi in appello la mia condanna fu ridotta a 8 mesi e uscii, dopo essere stato eletto, mentre ero in carcere, Segretario romano del Fronte della Giovent\u00f9, l\u2019organizzazione giovanile del MSI.<br \/>\nMa il nostro romanzo non si era concluso. Cinque mesi dopo la nostra scarcerazione, uno dei miei compiutati, Paolo Di Nella di 19 anni, fu di nuovo colpito da una sprangata alle spalle mentre attaccava manifesti al Trieste Salario e, anche lui dopo sette giorni di coma, mor\u00ec il 9 febbraio 1983.<br \/>\nPaolo era veramente un fratello, l\u2019unico che in tutti quegli anni terribili mi era sempre stato a fianco. Me lo ricordo in cella, mentre un altro detenuto politico pi\u00f9 grande cercava di convincerlo ad abbandonare l\u2019impegno politico al mio fianco, scuotere la testa in senso di diniego, accarezzandosi i baffi come faceva quando voleva ostentare il suo carattere duro e la sua determinazione, in genere nascosti dietro i suoi tratti ancora adolescenziali.<br \/>\nMa questa volta la trappola della violenza non ci cattur\u00f2, nonostante anche l\u2019omicidio di Paolo sarebbe rimasto impunito, in modo ancora pi\u00f9 sconcertante di quello di Francesco. Dieci mesi a Rebibbia non erano passati invano, e la nostra risposta militante a quell\u2019ultimo omicidio degli anni di piombo fu non violenta. E, proprio per questo, pi\u00f9 pericolosa e dirompente contro i poteri di quella Prima Repubblica che stava cominciando a declinare.<br \/>\nNasce cos\u00ec la leggenda del Fronte della Giovent\u00f9 di Roma, la pi\u00f9 importante organizzazione giovanile e militante della destra italiana, che si stende come un filo rosso tra quegli anni terribili di sangue, fino ai giorni nostri in cui \u2013 nei bene e nel male \u2013 gli eredi di quell\u2019organizzazione sono al Governo della Nazione.<br \/>\nNasce nel nome di Francesco e di Paolo e si saluta, da questa cella che probabilmente \u00e8 la stessa in cui ho vissuto con Paolo, i vecchi ragazzi che oggi ricorderanno ancora Francesco e il suo sacrificio.<br \/>\nUbi est mors victoria tua?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gianni Alemanno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell\u2019Ordinamento. 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