venerdì, Ottobre 9, 2026
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Cresce la fronda contro Salvini, ma nessuno ha il coraggio di sfidarlo

La faida interna alla Lega contro Matteo Salvini non è radicata solo in Lombardia ma cresce anche in Piemonte e in Veneto. Un malcontento che riguarda la linea politica del partito, la sua leadership e soprattutto la scelta di spostare sempre più a destra il Carroccio.

C’è chi, come Massimo Giordano, segretario provinciale della Lega a Novara chiede  un cambio di rotta e un ritorno ad una linea nordista oltre che un passo di lato del leader, così da lasciare ad altri la gestione del partito e concentrarsi maggiormente sul governo.

Il malcontento riguarda soprattutto la svolta a destra e il rapporto con Roberto Vannacci. Riccardo Molinari, per amore della verità, è stato tra i più freddi sull’ingresso dell’ex generale nel partito e sulla sua successiva promozione a vicesegretario, insistendo invece sulla necessità di riportare la Lega vicino al Nord produttivo, alle partite Iva e alle piccole imprese. Alla luce dei fatti, Molinari aveva ragione ma è stato come Cassandra quindi inascoltato e al momento non sembra intenzionato a rompere con il leader maximo.

in Veneto, l’area vicina all’ex governatore Luca Zaia è sempre più inquieta, mentre il fronte che guarda a un possibile dopo-Salvini comincia a prendere forma. Il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga starebbe infatti svolgendo un lavoro di relazione con amministratori e dirigenti del Nord, mentre Zaia rimarrebbe il nome con maggiore capacità elettorale.

Anche Attilio Fontana, dopo aver sostenuto la necessità di un allargamento della leadership nel direttivo lombardo, sembra invece essersi già esposto maggiormente.Ma Salvini continua a voler restare al comando. Dopo il direttivo lombardo, nel quale una parte consistente dei dirigenti gli ha chiesto di farsi da parte, il leader ha ribadito l’intenzione di restare in sella. La prossima partita sarà politica, quindi, ma anche organizzativa. Prima di Pontida, fissata per il 20 settembre, Salvini dovrà affrontare l’appuntamento romano dell’8 e 9 settembre, dove potrebbe tentare ancora una mediazione. Resta un problema: i governatori e i dirigenti del Nord si accontenteranno di un semplice riequilibrio? O lanceranno, finalmente, la sfida ad un leader bollito come Salvini? Ai posteri l’ardua sentenza

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