martedì, Agosto 11, 2026
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HomePoliticaCormano, quando l’aula consiliare diventa un palcoscenico neofascista. Il caso Festa

Cormano, quando l’aula consiliare diventa un palcoscenico neofascista. Il caso Festa

Fonte Articolo 21

C’è una linea nera che separa la dialettica democratica dall’ostentazione del fascismo del terzo millennio. A Cormano quel confine è stato varcato nell’indifferenza di chi doveva vigilare. Banchi del Consiglio comunale, seduta ufficiale. Massimiliano Festa — già presidente del circolo cittadino di Fratelli d’Italia — prende la parola. Non indossa l’abito buono dell’amministratore pubblico, ma una polo nera con il simbolo di Forza Nuova e una croce celtica ben visibile al collo. L’atto di fede neofascista consumato dentro il cuore dell’istituzione repubblicana.

Forza Nuova non ha certo bisogno di presentazioni: è la sigla eversiva i cui vertici sono stati condannati per il vile assalto squadrista alla sede nazionale della CGIL a Roma. Vedere quei simboli esibiti liberamente su uno scranno pubblico è il segnale del degrado a cui siamo arrivati. Di fronte a questa ennesima provocazione, chi presiedeva l’aula avrebbe dovuto staccare la spina e sospendere la seduta. Ha scelto invece il silenzio e l’indifferenza. È servita la protesta ferma di ANPI e AVS per squarciare il velo di omertà e denunciare la gravità di quanto accaduto. Non si tratta di sanzionare una “banale” provocazione,  ma di decidere se le leggi della Repubblica — a partire dalla Scelba e dalla Mancino — valgano ancora all’interno dei palazzi delle istituzioni o se la tolleranza verso chi calpesta la Costituzione sia diventata accettabile.

 

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