Dopo la morte di Fakir, da Bologna non arrivano notizie di cronaca, ma un vero e proprio bollettino di guerra: antifascisti e immigrati scendono in strada e scatenano il caos.
Macchine in fiamme, vetrine devastate e una vera e propria guerriglia urbana sono infatti i risultati di una folle manifestazione avallata dallo stesso sindaco Lepore (peraltro con indagini appena iniziate e con dinamiche tutte da accertare) nel nome di “giustizia e vendetta” per Fakir, deceduto durante un arresto.
Ma la questione è – drammaticamente – ben più profonda e grave del “solo” caos urbano, perché ciò che ha devastato Bologna è una dinamica che denunciamo da anni e che sapevamo sarebbe accaduta puntualmente: antifascisti e immigrati uniti nella lotta alla repressione, al razzismo e al fasc*smo onnipresente.
Il risultato? Non solo caos e violenze inaudite, ma una vera e propria deriva sociale (e umana?) di due mondi che certe narrazioni consapevoli e complici hanno da sempre fatto convergere: da una parte i deliri antifascisti e dall’altra la rabbia delle seconde generazioni di immigrati che, non volendosi integrare, moltiplicano le tensioni, come già accade da decenni in altre parti d’Europa.
Gli scontri e le violenze di Bologna, in questo senso, sono la fotografia di un baratro sociale che potrebbe scatenare un incendio molto più vasto: quello di una civiltà in fiamme e in rovine, in primis nell’anima, che dovrà affrontare questo delicato tema con assoluta serietà.
Lo.scrive in una nota, diffusa sui suoi social network Casaggi’



