martedì, Agosto 11, 2026
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Alemanno lascia Rebibbia e promette: «Continuerò la battaglia sui detenuti»

Fonte Il dubbio

Gianni Alemanno uscirà dal carcere di Rebibbia mercoledì 24 giugno alle 10, dall’accesso al civico 70 di via Majetti. L’ex sindaco di Roma lo conferma in una nota pubblicata dai suoi legali sui canali social, nella quale ripercorre l’esperienza detentiva e annuncia l’intenzione di continuare, anche fuori dal carcere, la battaglia sui diritti dei detenuti.

«E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle 10 uscirò ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni», scrive Alemanno. Un’esperienza che, secondo l’ex primo cittadino, «non doveva mai cominciare», perché si dice innocente, perché «il reato per cui sono stato condannato», cioè «traffico d’influenze per abuso d’ufficio», «è stato abolito» e perché, aggiunge, «ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova».

La denuncia sulle condizioni di Rebibbia

Nella nota, Alemanno descrive il carcere come un universo «molto più degradato e abbandonato a se stesso» rispetto a quello che aveva conosciuto da giovane, quando era stato detenuto per un episodio di militanza politica.

Il racconto è duro: «Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie». L’ex sindaco denuncia anche percorsi trattamentali, cioè studio, lavoro e cultura, «ridotti a un privilegio per pochi».

Alemanno punta il dito contro una «burocrazia penitenziaria lenta e prepotente» e contro tribunali di sorveglianza con «pochi magistrati e troppe pratiche», una situazione che, secondo lui, rende difficili le decisioni e «inutilmente angosciosa la vita carceraria».

Il legame con Fabio Falbo

Nel messaggio, l’ex sindaco richiama anche l’impegno portato avanti in carcere con Fabio Falbo. «Abbiamo provato a batterci, insieme a Fabio Falbo, contro tutto questo», scrive Alemanno, denunciando però «il muro di gomma della politica, dei media e dell’amministrazione penitenziaria».

Tra gli episodi citati, quello degli attrezzi per le palestre dei reparti. Alemanno racconta che il 21 maggio sarebbero stati scaricati a Rebibbia «3 camion pieni di attrezzi» donati dall’azienda privata Matrix, con la supervisione dell’ente di promozione sportiva Asi. A distanza di un mese, però, sostiene, nulla sarebbe arrivato nelle palestre dei reparti, rimaste «preistoriche, scassate e arrugginite».Un mese per trasportare degli attrezzi dai magazzini a reparti che distano al massimo 2-300 metri», osserva polemicamente.

 

Il caso Antonio Russo e la grazia parziale

L’unica «vittoria» rivendicata da Alemanno riguarda la grazia parziale concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Antonio Russo, detenuto di 88 anni e malato, da sei anni a Rebibbia.

Ma anche su questo punto la denuncia resta amara. «Pensate che sia uscito? Assolutamente no», scrive Alemanno, attribuendo il mancato effetto immediato del provvedimento a una serie di ostacoli burocratici: magistrati non informati della grazia, relazioni sanitarie non arrivate, sintesi trattamentali da chiudere e altre complicazioni amministrative.

Per l’ex sindaco, neppure un provvedimento di clemenza del Capo dello Stato sarebbe riuscito a rompere «il maledetto muro di gomma». Una critica che Alemanno lega alla lentezza del sistema penitenziario e giudiziario, capace, a suo giudizio, di svuotare anche gli atti più alti di clemenza istituzionale.

Mi sembra quasi di disertare una trincea

La parte finale della nota ha il tono di un impegno pubblico. Alemanno scrive che uscire dal carcere gli sembra «quasi di disertare una trincea», lasciando «tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».

L’ex sindaco dice di voler continuare la battaglia contro il sovraffollamento e conferma il legame costruito con Fabio Falbo: «Con Fabio Falbo si sono costruiti un’amicizia e un ponte di collaborazione che nessuno potrà rompere»

Sicurezza e dignità dei detenuti

Il punto politico della nota è nella relazione tra sicurezza e dignità delle persone detenute. Alemanno respinge l’idea che ci sia una contraddizione tra la difesa della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario rispettoso della dignità e orientato alla riabilitazione.

«Riuscirò a spiegare ai media e all’opinione pubblica, prima ancora che ai politici, che non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi?», scrive.

Poi aggiunge: «Anzi, che senza un carcere di questo tipo è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità?».

Alemanno promette di provarci «con tutte le mie forze», con l’aiuto e l’amicizia di Fabio Falbo e collaborando «con tutte le persone di buona volontà a prescindere dal loro colore politico».

Poi pone una serie di interrogativi rivolti alla politica e all’opinione pubblica. Alemanno si chiede se riuscirà a «farsi sentire» quando il «muro di gomma» si frapporrà tra lui e l’universo carcerario, se riuscirà a parlare con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e a spiegargli che neppure l’ultimo provvedimento in itinere alle Camere, quello sui benefici per i detenuti tossicodipendenti, sarà sufficiente a cambiare la situazione delle carceri.

Una promessa fuori dal carcere

La nota si chiude con una formula che lega l’esperienza personale alla questione carceraria nazionale: «Un pezzo del mio cuore rimane qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia».

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